Descrizione
Nel raccontare il proprio dolore, Adèle Van Reeth non parla soltanto della morte del padre, Benoît Van Reeth (1956–2021), archivista e paleografo, ma di tutto ciò che segue una perdita: il vuoto, la tristezza, la vita che continua, diversa. Pur dichiarandosi “inconsolabile”, l’autrice sceglie di vivere, di dare forma alla mancanza, di trasformare la ferita in memoria viva. Con uno stile limpido e profondo, ci conduce in un viaggio dentro l’assenza, in cui il pensiero filosofico incontra la fragilità dell’umano.
Perché comprarlo?
• Un libro intimo e universale sul lutto e la resilienza, che aiuta a comprendere la perdita senza negarla.
• Una riflessione luminosa sull’amore filiale e sui legami che resistono al tempo.
• Una scrittura che unisce filosofia e vita, capace di toccare e consolare chi ha attraversato il dolore.
• Un invito a ritrovare la speranza nei distacchi della vita e a ricucire il filo tra le generazioni.
Destinatari: Giovani e adulti, religiosi/e, presbiteri, educatori, formatori, catechisti, e tutti coloro che cercano parole autentiche per attraversare la sofferenza.
















